11/05/10

Honduras: la crisi uccide anche il giornalista Orellana

È passato quasi un anno dal golpe che ha estradato il presidente Zelaya e consegnato il potere nelle mani dei militari, prima, e di Porfirio Lobo poi. Eppure le promesse di conciliazione sociale fatte dal nuovo presidente stentano a trasformarsi in realtà: i militari sono ancora per strada e, di fatto, il clima è quello di un continuo susseguirsi di sequestri, uccisioni e minacce. Dall'inizio del 2010 sono già stati uccisi cinque giornalisti, e molti altri sono stati esiliati assieme a esponenti della cultura e della politica anti-golpe.
Molti commentatori internazionali inseriscono in questo lungo momento di crisi anche la morte di Jorge Alberto Orellana, in quanto giornalista legato all'area moderata. Orellana aveva abbandonato l'anno scorso il suo lavoro a Televicentro, dopo aver compreso l'atteggiamento favorevole della redazione nei confronti dei golpisti.

Un colpo alla testa, mentre usciva dalla redazione della televisione nazionale honduregna dove registrava la striscia quotidiana “En vivo con Georgino”, ed è silenzio: nessuna traccia, nessun indizio o collegamento, se non quello degli altri cinque colleghi che sono stati uccisi nelle ultime settimane; si tratta di un numero impressionante, che fornisce una cifra importante e drammatica della tensione che si respira nel Paese.
Mentre il Ministro per la sicurezza Alvarez si è pronunciato condannando l'omicidio, ma ha escluso che Orellana e gli altri giornalisti siano stati uccisi per il loro lavoro, il Fronte nazionale per la resistenza contro il golpe individua precisi meccanismi dietro la violenza di questi mesi: in effetti, i giornalisti legati più o meno visibilmente alla resistencia contro il golpe sono stati vittime di sequestri o attentati veri e propri, ed il caso di Orellana presenta tutte le caratteristiche di un'azione compiuta da sicari.
Tutto il panorama della diffusione informativa ha subito drastici cambiamenti da quando il generale Velàsquez ha preso il controllo dell'agenzia nazionale delle comunicazioni. Tanto manifesta è la volontà di repressione, che alcune delle stesse compagini che hanno sostenuto il golpe adesso chiedono a Lobo di avviare un'inchiesta: bisogna capire cosa o chi c'è dietro la morte di Orellana e degli altri giornalisti. Ne va dell'equilibrio sociale interno e dei rapporti con l'estero.
Nelle prime fasi della crisi è prevalso uno scetticismo internazionale, nei confronti dell'Honduras guidato da Micheletti provvisoriamente e poi da Lobo: ciò in quanto il sospetto che le elezioni successive al golpe siano state poco pulite e assolutamente non rappresentative della volontà popolare. L'embargo USA e il mancato – iniziale – riconoscimento di Micheletti fu una prova importante da superare. Adesso che l'embargo è stato ritirato e che la comunità internazione, quasi nella sua totalità, riconosce Lobo ed il suo governo, rimane la questione interna da sistemare.
Si tratta di un'ardua missione, che potrebbe indirizzare su piste interessanti ma molto calde e, probabilmente, non percorribili fino in fondo: ma il Comitato per la Protezione dei Giornalisti, che in Honduras sta indagando sulla morte di Orellana e su quella degli altri giornalisti (Mairena, Juàrez, Palacios Arteaga, Meza e Hernàndez Ochoa), chiede un'azione rapida e decisiva per fermare l'ondata di violenza che sta limitando i media locali.
10 maggio 2010
http://www.hondurasweekly.com/press-releases/TV-Journalist-Georgino-Orellano-Killed-in-San-Pedro-Sula.html
http://it.peacereporter.net/articolo/21498/Honduras,+assassinato+il+giornalista+Orellana
http://www.sipiapa.org/v4/index.php?page=cont_comunicados&seccion=detalles&id=4364&idioma=us