27/10/09

Matisyahu: prove tecniche di secolarizzazione?

un'altra delle prove sulla teoria di secolarizzazione delle religioni monoteistiche mi arriva da una riflessione di oggi: ascoltando Matisyahu, per la precisione.

Questo simpatico ragazzo della Pennsylvania riesce a vendere dischi ispirandosi alla Torah e agli scritti sacri del suo credo ultraortodosso Lubavitch. Vende dischi anche a chi non è del suo credo. in tutto il mondo. guadagnadoci anche discreti soldini.

il fatto che la sua musica, a mio personal dire, sia indubbiamente ben fatta, gioca a suo favore, perchè gli permette di vendere praticamente in ogni dove; il fatto che i suoi testi abbiano un'ispirazione religiosa, e che vendano nei circuiti mondiali, è la genialata. perchè con un testo religioso, non ci arrivi tanto lontano o per tanto tempo.

In questo caso, questo sorridente barbone, che mangia kosher e stoppa le interviste per pregare il suo dio, ti mette insieme pop e god, tesi e antitesi. come dire pope e go, reazionario e rivoluzionario. In un unico soggetto che provvede, inevitabilmente, a portare fuori un po' della cultura che c'è nei suoi testi ispirati alla torah. e questo diffonde le idee, spinge i curiosi anche a leggere, a prendere in mano libri o frasi, a provare a capire cosa sono quei testi e perchè sono così.

Meraviglioso. in questo passaggio logico-sociale avviene il disclioglimento della rigidità imposta dalle chiese: in maniera molto più veloce rispetto alla secolarizzazione iniziata dal secondo dopoguerra si diffonde l'idea di una fede possibile, morbida perchè comoda ma lo stesso forte e meritevole di attenzione da parte dell'altissimo di turno. perchè qui non si tratta più di abbracciare una fede, in quanto il punto di partenza è la musica. nella storia delle chiese, è sempre il credo a generare la musica, mai il contrario. adesso possiamo notare che i ruoli di attivo e passivo si sono scambiati: infatti il conto (o meglio, il canto!) non torna. non si può partire da un cantante visto su youtube e finire in moschea, in chiesa, in sinagoga. o comunque, è molto più probabile che succeda il contrario: fatevi un conto di quante band cattoliche esistono, e poi contate anche quante volte un artista di successo ha inserito, nei suoi testi, pezzi di preghiere. la sproporzione è evidente.

conclusione immediata: come la chiesa cattolica sta evidentemente e finalmente perdendo l'esclusiva nella gestione della mentalità sociale, lo stesso accade alle altre religioni monoteiste. concetto che conferma la grande fase di cambiamento che stiamo vivendo, con i relativi estremismi che ne derivano.

26/10/09

IL GRIGIO SVESTITO




Stanco come un panno scolorito
mi sfilo, libero la matassa,
sciolgo la trama, scordo l'ordito:
il grigio è svestito e la notte passa.

08/10/09

MENO MALE CHE LA CORTE C'È



Non ero sì contento da quando mi son reso conto che una certa sentenza testimoniava le amicizie mafiose di Andreotti...



So che in tanti hanno già trattato o tratteranno, anche in maniera più intelligente del sottoscritto, del pomeriggio di ieri, dell'attesa e della pronuncia finale della Corte Costituzionale su quello che mi piace chiamare Lodo Tafàno; ma sono anche a conoscenza del fatto che, nella mediocrità della riflessione contemporanea, mancherà sempre l'arguzia capace di cogliere quelle piccole sfumature che ti permettono di inquadrare meglio il discorso, e di sorridere di fiducia anche se l'evento in sè e per sè ha il sapore del gol della bandiera.

Chiarisco l'ultima espressione, perchè non è riduttivo l'intento del suo utilizzo all'interno di questo discorso, ma semplicemente realistico: stiamo parlando di un soggetto che ha fatto il bello ed il cattivo tempo del Malpaese da qualche anno a questa parte e che ha interessi in praticamente tutti i campi dello scibile umano a parte quelli collegati alla decenza, un uomo i cui consiglieri sono parlamentari part time della Repubblica e suoi difensori nella restante parte del loro tempo. UN UOMO, SILVIO BERLUSCONI, CHE PUò FARE QUELLO CHE VUOLE. é un uomo che ha trionfato su tutto, come se fossimo alla fine del primo tempo e lui stesse vincendo 5-0. Contro tutti noi.

Quindi questa Sentenza della Corte Costituzionale ha il suono di una campana che non suonava da tempo immemore, tanto che ci si era abituati a dire "Ecche ci devi fare, tanto mica cambia qualcosa"; è il suono, giusto per continuare ad usare termini rubati dal mondo del calcio, del fischietto dell'arbitro che conferma un gol: il nostro gol contro lo squadrone imbattibile.

Elevando il piano della riflessione ed uscendo dai campi d'erbetta, vorrei chiudere questo intervento con il pensiero che, in realtà, dovrebbe essere il cardine del tutto: cioè il fatto che, in occasione di questo pronunciamento della Corte, chi crede nella Giustizia ha il diritto di sentir di aver trovato un baluardo. Uno scoglio che, nonostante tutto e tutti, ha ancora il diritto e l'autorità - perchè si basa su principi abbastanza inaffondabili - per dire NO alla condotta truffaldina di certa gente.

Se Silvio dice che si tratta di uso politico della Giustizia ben venga: lui ne ha fatto un uso PERSONALISSIMO, sia della Giustizia, che dei Media, che del potere politico e di quello Legislativo; tale serie di cose è ben più grave di tutte le fesserie sulle percentuali di italiani che lo sostengono, che lui va urlando al telefono dai suoi vari leccapiedi: non si è mai visto un Presidente del Consiglio che telefona in trasmissioni televisive e radiofoniche pubbliche e private, per commentare la sentenza di un organo costituzionale che lo ri-proietta al centro di due processi. Giustificandosi. Accusando tutti. Lui è tanto preso dall'ira che non si accorge neanche di quanto sbaraglia se stesso quando si lascia andare a certe affermazioni sulla Bindi di turno, sui magistrati e sul Capo dello Stato.

Pessimo Berlusconi, un venditore di frutta e verdura avrebbe molto più stile, financo nell'urlare che la propria merce è cara non per colpa sua che vuole ritoccare al rialzo, ma per la cattiva annata. Lui no, anche a Dio darebbe la colpa, pur di salvarsi/sottrarsi.

Allora, meno male che la Corte c'è; e, quando batte il colpo, si sente. Eccome.


http://it.wikipedia.org/wiki/Lodo_Alfano#Giudizio_di_costituzionalit.C3.A0


http://www.cittadinolex.kataweb.it/article_view.jsp?idArt=88876&idCat=120


http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/giustizia-12/lodo-7ott/lodo-7ott.html

03/10/09

PIOGGIA, FANGO E LACRIME

Sarebbe inutile parlare di tragedia annunciata, di disastro preparato o di altre formule che giornalisti e non utilizzano per i loro titoli...inutile, banale e ripetitivo.

Sarebbe anche altrettanto assurdo non rimandare indietro il nastro dei ricordi ai giorni immediatamente successivi al 6 aprile scorso, quando si cominciò ad insediare in tutti noi la paura che una enorme parte dei morti e degli sfollati d'Abruzzo stesse pagando un prezzo stabilito da appalti ballerini, da perizie con l'occhiolino e da carte riempite solo di parole e firme. Qualcun altro aveva stabilito che un sisma di una certa portata non sarebbe stato un problema, o semplicemente non ci aveva pensato

Adesso che il fango che viene giù dai Peloritani e fa sparire tutto, pare che questa scena fosse già stata vista; lo stesso Bertolaso aveva ricevuto documenti e rilevazioni su quella zona ben due anni fa, assieme alle urla continuamente allarmate dei vari Comitati di cittadini contrari alla costruzione del ponte sullo Stretto. Eppure nulla, come al solito: i conti, in questo Paese, si fanno sempre dopo che qualcuno ha pagato nella peggiore delle maniere. E, soprattutto, dopo che una classe politica ottusa e delinquente promette opere monumentali e legate solo alla campagna elettorale.

Possiamo, nell'ignoranza dei retroscena e nella pietà per il disastro che si consuma dentro i nostri televisori, sovrapporre, come in un esame di risonanza magnetica al contrasto, le due immagini: Abruzzo e questa parte della Sicilia. Pare che tutto combaci, in quanto si tratta di una foto identica del Malpaese, come ben lo definisce Giovanni Valentini:

http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/cronaca/maltempo-previsioni/no-calamita/no-calamita.html

Una foto che fa capire, se non altro, che ci sono interessi quotidiani che vengono prima di quelli a lungo termine - specie se dubbiosi come quelli megalomani di questi ultimi anni - e che fa montare ulteriormente lo sdegno per la distanza totale, nei confronti dei cittadini, da parte dei soggetti deputati a farlo.

Un minuto di silenzio non basta, perchè non fa tornare indietro i morti, perchè non calma le lacrime di cerca i suoi dispersi, e perchè non serve a cambiare il malcostume e la mafia-politica che ci ha portato fino a qui.