13/07/11

Bielorussia: Lukashenko continua ad usare il pugno di ferro

[fonte: http://www.parolibero.it/it/politica/lukashenko-repressione-bielorussia.htm ]

L'ultima tornata di manifestazioni in Bielorussia, lo scorso mercoledì, si è trasformata nell'arresto di 400 persone tra cui 25 giornalisti, questi ultimi tutti di testate non filogovernative. Nemmeno tre giorni prima, inoltre, 300 fermi e 40 condanne-lampo in occasione di una contro-manifestazione ai festeggiamenti per la commemorazione dell'indipendenza del paese. Una mattanza tale richiamerebbe immagini di incendi di cassonetti per le strade e vetrine danneggiate, ma la realtà è ben lontana: la protesta è armata del solo battere delle mani. Le accuse, infatti, sono per atti vandalici di portata ridicola: Aliaksandr Otroshchenkov rischia quattro anni di detenzione per aver colpito una recinzione di legno, e fino a 15 anni sono stati proposti per chi organizza disordini di massa.

Il motivo per cui la gente sta scendendo in piazza – ed è stata arrestata perchè sorpresa a riunirsi in gruppi maggiori di due o tre - a Minsk come nelle altre città della Bielorussia, è rintracciabile in molti episodi del governo Lukashenko: negli ultimi 17 anni (tanto è infatti il tempo trascorso da che "l'ultimo dittatore d'Europa" si è imposto sul popolo) ha promosso e goduto di leggi e referendum che hanno polverizzato i limiti alla candidatura presidenziale, giungendo di fatto al quarto mandato consecutivo (20 dicembre 2010) senza mai permettere nessuna opposizione. Proprio perchènon riconosciuto dagli stati europei e contestato anche da rappresentanti USA, Lukashenko ha quindi allontanato la Bielorussia dall'influenza europea per avvicinarla e legarla alla Russia di Putin. Non ha evitato di ricalcare lo schema di repressione di ogni forma di autoritarismo, con un parlamento composto da 110 fedeli e una prigione di stato che si riempie di prigionieri politici come ai tempi dei soviet, quasi tutti giornalisti e politici avversari in campagna elettorale.

Ai bielorussi pare che non sia rimasto molto, se non scendere in piazza e provocare in maniera incontestabile – ma punibile, stiamo vedendo – per dimostrare il loro sdegno. E magari per chiedere aiuto.

A questo punto infatti, in un racconto, ogni buon narratore inserirebbe un prevedibile barlume di speranza, un soggetto terzo e magari anche super partes che chieda seriamente spiegazioni a Lukashenko e, possibilmente, lo fermi quanto prima. L'Unione Europea sarebbe un soggetto adatto al ruolo in questione: conosce la problematica, perchè gli osservatori OSCE hanno monitorato le ultime elezioni, non le hanno ritenute valide e hanno anche avviato un dialogo con soggenti di spicco dell'opposizione politica e civile. L'Europa si è mossa in netto ritardo in Libia, ma potrebbe - adesso che ha un occhio in parte aperto - evitare di regalare sangue alle strade bielorusse.

Eppure, per adesso almeno, il narratore pare a corto d'idee, in tale senso: le misure attualmente in vigore contro Lukashenko sono relative ai visti del suo entourage, e nemmeno le ultime dichiarazioni di Miroslav Lajcak, responsabile displomatico UE, lasciano intendere una decisa preoccupazione per gli eventi in corso. Lajcak, infatti, valuta – ma con tono molto serio - che la repressione attuata da Lukashenko sia il << Segnale chiarissimo che il regime sta perdendo il controllo >>.

13 luglio 2011

http://www.presseurop.eu/it/content/article/536271-lukashenko-dittatore-di-casa-nostra
http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2011/07_luglio/12/bielorussia_ue_sospetta_che_lukashenko_stia_perdendo_controllo,30467717.html
http://www.repubblica.it/esteri/2011/07/07/news/bielorussia_fermati_250_oppositori-18786155/