28/02/11

L'ultimo scacco al colonnello


Da Parolibero.it (http://www.parolibero.it/it/politica/libia-gheddafi-sanzioni-onu-rivolta.htm)


Adesso Gheddafi è definitivamente solo, in quello che pare il suo inevitabile impatto con la fine del suo regime: negli ultimi giorni, infatti, tutti i possibili supporti a livello internazionale si sono sbriciolati, in quanto anche l'Europa ha preso una posizione ufficiale. Proprio nei giorni in cui il leader appariva in televisione o nella Piazza Verde di Tripoli – quattro volte da mercoledì a venerdì scorso, per confermare la sua vicinanza ai fedeli e per lanciare anatemi contro gli insorti e la comunità internazionale - l'ONU ha approvato la Risoluzione n. 1970, relativa alle prime misure da attuare nei confronti del Paese. Il Consiglio di Sicurezza europeo, con voto unanime, ha disposto il blocco dei beni di Gheddafi e di alcuni famigliari tra cui la figlia Aisha, il divieto per il leader e altre 21 persone in totale di lasciare il Paese, e infine l'embargo sulle forniture di armi e il deferimento alla Corte Europea dell'Aja.

La situazione sociale e politica all'interno del Paese, invece, versa in uno stato di confusione senza precedenti: alcune città e zone sono in mano ai ribelli (soprattutto attorno Tripoli, come Beni oualid e Zintana, o a ridosso del confine con la Tunisia, come Zuara e Nalut), ma la stessa capitale Tripoli è ancora sotto il controllo dei miliziani di Gheddafi: addirittura viene riportato dai corrispondenti che i cittadini avrebbero ricevuto sms con invito a ritirare 500 dinari, presso alcune sedi bancarie, come forma di sostegno fornita dal governo. In città, però, il cibo è sottoposto a razionamento e, dalle zone limitrofe ai confini, è iniziato un esodo che ha portato circa quarantamila persone a lasciare il Paese. La Mezzaluna Rossa, tramite il suo rappresentante Monji Slim, ha chiesto supporto internazionale per le operazioni umanitarie: "Le capacità di accoglienza sono ormai superate, tutti ci aiutino a risolvere questo problema" . La sollecitudine della richiesta coincide con una drammatica realtà della situazione generale, confermata anche dalle rilevazioni dell'Alto Commissiariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, che individua una fuga complessiva dal Paese stimata in circa centomila individui.

Al momento, da un punto di vista pratico, una guida del Paese non esiste: anche se dalla giornata di domenica a Bengasi ha preso forma un Consiglio nazionale libico presieduto dall'ex Ministro della Difesa di Gheddafi, Mustafa Abdel Jalil, l'opposizione ed i rappresentanti degli insorti hanno comunicato di non riconoscere questo organo. Abdel Jalil ha dichiarato che il compito del Consiglio nazionale sarebbe di preparare la strada a libere elezioni in un termine di tre mesi. Fra le prime proposte di Abdel Jalil, resa nota in un'intervista al quotidiano Quryna, c'è stata anche quella di voler circoscrivere la responsabilità dell'utilizzo di armi sui civili solo alla persona del Colonnello Gheddafi, e non anche ai famigliari e ai collaboratori più stretti del leader.

Quest'ultimo, le notizie più recenti lo raccontano come rifugiato a Tripoli, nel bunker da cui conitnuano a giungere minacce addirittura all'indirizzo dell'ONU che avrebbe creduto ai media senza mai controllare lo stato effettivo delle cose, e che la situazione sarebbe in realtà sotto controllo nella maggior parte delle zone del Paese. Segue il rifiuto, quindi, di sottoporsi alle disposizioni della Risoluzione che potrebbe essere la mossa ultima sullo scacchiere internazionale. Lo scacco matto, invece, potrebbe arrivare da quelli che il Colonnello ha considerato, almeno finora, dei semplici pedoni. I suoi cittadini.

28 febbraio 2011

http://ildemocratico.com/2011/02/25/libia-la-mappa-della-rivolta/


http://www.ilgiornale.it/interni/libia_100000_fuga_emergenza_umanitaria_lonu_approva_sanzioni_contro_gheddafi/libia-gheddafi-profughi-immigrati-fuga-san_giorgio-italiani/27-02-2011/articolo-id=508788-page=0-comments=1

http://english.aljazeera.net/news/africa/2011/02/201122792426740496.html

http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_27/libia-onu-sanzioni-gheddafi_6612cf30-424a-11e0-873c-64f8d558fc3b.shtml

27/02/11

assenti INGIUSTIFICATI

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dopo solo 12 giorni di rivolta civile in Libia, ha approvato le misure per mettere un freno a Gheddafi e ai suoi sostenitori. il conto di vittime e di sfollati in fuga dal caos totale è fatto di zeri, zeri mai doppi. zeri tripli, almeno, che seguono cifre in rotazione come un contatore del gas.

Le agenzie ONU danno in 100.000 il numero dei fuggitivi verso le frontiere. Di fronte a questo numero, credibile, la domanda è rituale e, ritualmente, non avrà risposta: come mai si è dovuto attendere dodici giorni? Dodici ripetizioni di ore in ordine di 24 in cui i cronisti di tutto il mondo, compreso quello immediato del web, hanno fatto vedere e sentire cosa stava succedendo. Magari i militari non entravano davvero nelle case, magari in alcune zone del Paese la situazione è diversa da come ce la costruiscono i media a diffusione nazionale o mondiale, ma la gente coperta dai veli c'era lo stesso, così come gli spari e le cariche. Anche i primi racconti degli italiani rimpatriati paiono confermare lo stato delle cose. Quindi, perchè?

La Comunità internazionale lo conosce bene il leader della Libia, tutti lo conoscono, e sanno che il suo cavallo più prezioso non rumina dal libretto verde che anche l'ultimo Gheddafi, ma con veemenza ben diversa dal primo, sventolava qualche giorno fa, prima di chiudersi nel bunker. La biada è altro, ed è sotto i piedi. é idrocarburica. Nove miliardi di metri cubi all'anno ne importiamo, nel bel Paese. Poi Germania e Francia. Poi petrolio, ovviamente, che va non solo in Italia (1.36 milioni di barili nel 2009), ma anche in Spagna.

Quindi è normale che ci si metta sempre qualche giorno, prima di alzarsi dal tavolo e dire "Ci sono" e aggiungere che sarebbe il caso di mandare qualcuno a vedere che succede, se Gheddafi sta davvero sparando alla folla o la bombarda. Anche senza punto esclamativo si poteva parlare, o con quel tono tipico di chi nella voce non ci mette manco quel mezzo tentativo di risultare credibile. Ma Ban Ki-moon ha parlato solo ieri, dopo le sanzioni: "Spero che il messaggio sia ascoltato e preso in considerazione dal regime in Libia" e "Il voto manda un messaggio forte: le gravi violazioni dei diritti umani di base non possono essere tollerate". Dai, sembra Casini. E' una carezzina sulla capoccetta, non una dichiarazione diretta ad un dittatore accusato di crimini contro i civili.

Quindi, mentre la Mezzaluna Rossa si vedeva riempire le tende di sfollati che si sfollavano da qualcosa, i massimi leader dell'Europa unitissima guardavano binocolanti ai forse e ai chissà di una guerra civile sotto controllo o forse no. Ma, per sedersi e bloccare un dittatore sanguinario che c'è ricascato, c'è sempre tempo.

... Ficupala: Presente; Minicazzu: Presente; ONU: Assente; Fallalà: presente; ...

25/02/11

Ritorno sul luogo del delitto

Non potevo andarmene così, come uno che si assenta senza giustificazione. Ora, spiegazioni non ne dò comunque, ma rieccomi: Strangoglio e veleno 2.0.

L'ispirazione per il passo che mi porta nuovamente sulla tastiera, eccola (e non la cito perchè voglia far sapere che la condivido o meno, ma per far capire che mi ha fatto riflettere):


Retorica di sinistra (N. Balasso)

Ho sempre trovato vacuamente retorico l’inno di Mameli, non per il buon Mameli, che era anche tanto giovane e quindi giustificabile, ma perché qualunque inno è necessariamente retorico. Ora che lo canta Benigni non vedo perché dovrei cambiare idea. Se poi dovessimo cantarlo tutto intero, ci sarebbero anche strofe a dir poco imbarazzanti per chi crede nella democrazia. Che l’Italia sia unita nella crescita culturale e sociale di un Paese mi va bene, che l’Italia sia unita nella retorica del volemosebene o dell’orgoglio dei soldati no.

L’orgoglio è un sentimento pericoloso, non vedo perché dovrei sentirmi orgoglioso di essere italiano, quando questo dovrebbe significare che preferisco essere italiano invece di francese o lèttone o curdo o israeliano o americano. Mi sarebbe indifferente appartenere a qualsiasi nazionalità, perché ritengo che l’amor patrio sia una cosa vuota oltre che pericolosa. E in fondo non è da questo che nascono le guerre? Non è dagli inni nazionali? Non è dallo stringiamci a coorte? Dalle bandiere?

Quando al telegiornale danno notizia di un disastro o di un attentato all’estero, si affrettano a dire che fra le vittime non vi sono italiani. Ma, fatte salve le preoccupazioni degli eventuali parenti delle vittime, per quale motivo dovrei sentirmi sollevato se fra centinaia di morti non ci sono italiani? Non sono morti gli altri? C’è da dispiacersi meno se i morti non parlavano la nostra lingua? Rispondere alla retorica della Lega con una retorica ancor più vecchia non mi sembra cosa utile. No, Benigni che canta l’inno nazionale non mi commuove affatto e a dire il vero mi preoccupa una sinistra che sembra rispondere alla mancanza di moralità e all’arroganza dei governanti con un bigottismo cieco o una vacua retorica.

Il brano è tratto da http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/02/20/retorica-di-sinistra/93129/


Grazie.