19/02/10

Civile protezione?

Tutti con le bocche aperte e con i cuori in subbuglio: possibile che ci sia del marcio anche nella Protezione Civile, uno dei soggetti a cui affidiamo tutto quello che abbiamo nei momenti di emergenza più drammatici? Possibile che, con le vagonate di lacrime che gli italiani erano intenti a spalare via dai loro cuori, non ci sia accorti che Guido spalava praticamente solo dal suo lato o da quello di chi doveva? Possibile che progetti, contratti, direzione dei lavori, ordini, commesse, consulenze, assunzioni, forniture, controlli fossero come una corrente, molto pescosa, nel mare magnum, da seguire e sfruttare costi quel che costi (ai cittadini)?

Possibile, c'è del gran bel marcio da quelle parti. Infatti, inchieste a caso non se ne aprono, ormai lo abbiamo capito. Lui prova a dimettersi, corretto, quasi inglese: una parvenza di onorabilità; il Primo Ministro invece lo blocca, lo difende a spada tratta, e propone di privatizzare un soggetto pubblico proprio nel momento in cui si sospetta che la pubblicità del soggetto sia servita a coprire gli interessi privati di alcuni al suo interno o attorno ruotanti.

Non ci ricorda qualcosa? Non ci sovviene dei tentativi attuali e persistenti con cui si cerca di comprimere tutto il potere esistente nella nostra democrazia nello spazio compreso fra due mani ed un solo nome e cognome?

Allora perchè non fermare un attimo i giochi? perchè non indagare, e poi privatizzare, al limite? perchè la giustizia, di cui tutti si dice che si abbia una gran sete, non può lavorare senza che si dipinga subito un quadro di rossi giganti con le toghe e i martelloni? In fin dei

La riflessione è d'obbligo, con i tempi che corrono, signori: Bertolaso, uomo difeso da Letta e Berlusconi, tutti soggetti indagati, intercettati e interrogabili, perchè spalla a spalla nei momenti in cui le decisioni sono state prese. Come amici che lavorano assieme.

Ma si poteva capire prima? E' vero che era tutto sommerso, tutto al buio? Non proprio: le inchieste di Travaglio e Gatti alla Maddalena (e poi a L'Aquila) avevano cominciato a far emergere qualche scheletro. o almeno qualche dubbio.

Allora si poteva già cominciare a dubitare dell'uomo che prende pedissequamente ordini da Silvio e Gianni, qualche calamità addietro? Una persona la si poteva giudicare anche a partire dalle amicizie che intratteneva, da chi lo ha nominato o da chi lo ha sempre difeso prima ancora che si potesse sollevare il velo delle eventuali critiche? Certo, nel caso del Giuda traditor la valutazione sarebbe stata più semplice: cattivo lui (per tradizione), buoni tutti gli altri. Ma qui la questione sarebbe, al limite, ribaltabile (loro cattivi, lui buonissimo) o spalmabile, come cattiveria, sui tre componenti del trumvirato.

Adesso pare che qualcuno se ne sia accorto, magistrati e cittadini civili ex-fiduciosi. E non è dalla furia dei primi che si dovrebbero eventualmente proteggere, Bertolaso ed i suoi, ma dallo sdegno giustificato dei secondi.

01/02/10

L'isola in mezzo fra USA e Cina


Taiwan è una piccola isola che si affaccia sul Pacifico. Piccola, ma neanche troppo. alle volte, quando la congiuntura politica internazionale è alla giusta temperatura, basta che si scoperchi il piccolo tappo e la pentola a bollore esplode in tutta la sua potenza. E' quello che sta succedendo in questi ultimi giorni, da quando gli Stati Uniti hanno annunciato la vendita di armamenti a Taiwan. Se la pentola è il calderone delle geopolitiche mondiali, adesso, fra stelle e strisce e repubbliche ex comuniste che ora sono capital-qualcos'altro, il piccolo tappo è stato fatto saltare - da lontano - con precisione da cecchini.

Infatti la Cina di Hu Jintao lancia fuoco e fiamme contro Washington, perchè fornire armi ad uno stato non riconosciuto e con cui si ha una questione di indipendenza annosa e spinosa, è grave e offensivo anzichenò. Quindi partono le minacce di sanzioni per le società che effettueranno di fatto la consegna, e la voce viene alzata da Pechino anche nel dire che gli scambi di visite militari con gli usa si interromperanno.

L'equilibrio precario di una situazione come quella che stiamo vivendo in questi ultimi anni passa oggi attraverso piccoli eventi, cunei in cui la tensione si inasprisce politicamente per alcuni giorni; in questi momenti si fa la politica internazionale, si manifestano le forze le gioco e la potenza delle voci. Fino ad ora, di fronte all'emersione potente della Cina, Obama non pare tenere troppo in considerazione gli artigli che il Drago comincia a mostrare, ma è anche evidente che sempre di un drago si tratta.

La questione su Google, quella sui diritti del popolo tibetano e le varie arbitrarietà umanitarie del Governo cinese sono il peso negativo sul piatto rosso, bastevoli a qualificare quello di Beijing come un pessimo soggetto con cui relazionarsi; ma sull'altro lato sono appoggiate risorse minerarie, possibilità di espansione e mercati nuovi da creare. La Cina del post-duemila è un Giano Bifronte, con cui servono mix, calibrati di volta in volta, a base di diplomazia e fermezza. Una bella prova, per Obama e per la comunità internazionale che deve comunque gestire l'afflusso impetuoso di umanità e merci prodotte.

Dall'altro lato, la Cina non è poi così lontana: gli Stati Uniti si muovono e stanziano sempre più verso l'Est, perchè, dopo l'Iraq e l'Afghanistan, nel'alfabeto della geopolitica viene con ogni probabilità l'Iran; da un lato ci sono degli evidenti interessi da difendere e, dall'altro, delle tavolozze da non toccare perchè influenzate da altri colori. Il tutto con miliardi di spettatori sul passivo andante e con una piccola nazione/non nazione (dipende dal colore della bandiera attraverso la quale si guarda) che fa da ago della bilancia.