
Taiwan è una piccola isola che si affaccia sul Pacifico. Piccola, ma neanche troppo. alle volte, quando la congiuntura politica internazionale è alla giusta temperatura, basta che si scoperchi il piccolo tappo e la pentola a bollore esplode in tutta la sua potenza. E' quello che sta succedendo in questi ultimi giorni, da quando gli Stati Uniti hanno annunciato la vendita di armamenti a Taiwan. Se la pentola è il calderone delle geopolitiche mondiali, adesso, fra stelle e strisce e repubbliche ex comuniste che ora sono capital-qualcos'altro, il piccolo tappo è stato fatto saltare - da lontano - con precisione da cecchini.
Infatti la Cina di Hu Jintao lancia fuoco e fiamme contro Washington, perchè fornire armi ad uno stato non riconosciuto e con cui si ha una questione di indipendenza annosa e spinosa, è grave e offensivo anzichenò. Quindi partono le minacce di sanzioni per le società che effettueranno di fatto la consegna, e la voce viene alzata da Pechino anche nel dire che gli scambi di visite militari con gli usa si interromperanno.
L'equilibrio precario di una situazione come quella che stiamo vivendo in questi ultimi anni passa oggi attraverso piccoli eventi, cunei in cui la tensione si inasprisce politicamente per alcuni giorni; in questi momenti si fa la politica internazionale, si manifestano le forze le gioco e la potenza delle voci. Fino ad ora, di fronte all'emersione potente della Cina, Obama non pare tenere troppo in considerazione gli artigli che il Drago comincia a mostrare, ma è anche evidente che sempre di un drago si tratta.
La questione su Google, quella sui diritti del popolo tibetano e le varie arbitrarietà umanitarie del Governo cinese sono il peso negativo sul piatto rosso, bastevoli a qualificare quello di Beijing come un pessimo soggetto con cui relazionarsi; ma sull'altro lato sono appoggiate risorse minerarie, possibilità di espansione e mercati nuovi da creare. La Cina del post-duemila è un Giano Bifronte, con cui servono mix, calibrati di volta in volta, a base di diplomazia e fermezza. Una bella prova, per Obama e per la comunità internazionale che deve comunque gestire l'afflusso impetuoso di umanità e merci prodotte.
Dall'altro lato, la Cina non è poi così lontana: gli Stati Uniti si muovono e stanziano sempre più verso l'Est, perchè, dopo l'Iraq e l'Afghanistan, nel'alfabeto della geopolitica viene con ogni probabilità l'Iran; da un lato ci sono degli evidenti interessi da difendere e, dall'altro, delle tavolozze da non toccare perchè influenzate da altri colori. Il tutto con miliardi di spettatori sul passivo andante e con una piccola nazione/non nazione (dipende dal colore della bandiera attraverso la quale si guarda) che fa da ago della bilancia.
L'equilibrio precario di una situazione come quella che stiamo vivendo in questi ultimi anni passa oggi attraverso piccoli eventi, cunei in cui la tensione si inasprisce politicamente per alcuni giorni; in questi momenti si fa la politica internazionale, si manifestano le forze le gioco e la potenza delle voci. Fino ad ora, di fronte all'emersione potente della Cina, Obama non pare tenere troppo in considerazione gli artigli che il Drago comincia a mostrare, ma è anche evidente che sempre di un drago si tratta.
La questione su Google, quella sui diritti del popolo tibetano e le varie arbitrarietà umanitarie del Governo cinese sono il peso negativo sul piatto rosso, bastevoli a qualificare quello di Beijing come un pessimo soggetto con cui relazionarsi; ma sull'altro lato sono appoggiate risorse minerarie, possibilità di espansione e mercati nuovi da creare. La Cina del post-duemila è un Giano Bifronte, con cui servono mix, calibrati di volta in volta, a base di diplomazia e fermezza. Una bella prova, per Obama e per la comunità internazionale che deve comunque gestire l'afflusso impetuoso di umanità e merci prodotte.
Dall'altro lato, la Cina non è poi così lontana: gli Stati Uniti si muovono e stanziano sempre più verso l'Est, perchè, dopo l'Iraq e l'Afghanistan, nel'alfabeto della geopolitica viene con ogni probabilità l'Iran; da un lato ci sono degli evidenti interessi da difendere e, dall'altro, delle tavolozze da non toccare perchè influenzate da altri colori. Il tutto con miliardi di spettatori sul passivo andante e con una piccola nazione/non nazione (dipende dal colore della bandiera attraverso la quale si guarda) che fa da ago della bilancia.
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