09/01/10

L'importanza di chiamarsi Obama. E di scegliere Amanda



Organizzazioni per i pari diritti degli omosessuali e dei transgender, e simpatizzanti relativi, gioiscono da qualche giorno per un avvenimento made in USA che potrebbe cambiare lo scenario lavorativo nel giro di pochi anni. Il protagonista è il presidente Obama, che pare stia facendo della sorpresa una strategia politica per accaparrarsi consensi eterogenei e forti in aree sociali che fino a qualche tempo fa non avrebbero riscosso l'interesse della Casa Bianca.

Il fatto: la nomina, come Senior Technical Advisor to the Commerce Department (consigliere capo del Dipartimento per il Commercio) della signora Amanda Simpson, ai tempi Mitchell. Si tratta della prima carica, a livello così alto, per un omosessuale dichiarato o un transgender.

Era un uomo, ebbene si, e adesso la Simpson è una donnona imponente che sorride contenta e che si augura che la sua nomina dia inizio, non solo nell'Amministrazione a stelle e strisce, ad una apertura del mondo lavorativo anche alle persone omosessuali e transgender. I precedenti, in effetti, c'erano già nei mesi passati: ad Obama sono bastati i pochi mesi dall'apertura dei suoi lavori per nominare circa un centinaio di funzionari reduci da più o meno discussi outing.

Quindi qualcosa nell'aria c'era già. Adesso, però, assieme ai suoni della festa e alle bottiglie stappate per i festeggiamenti, si alza la nuvolaglia conservatrice filo-cristiana, che pretende ascolto e ragione.

Infatti, la decisione di Obama riguarda, per adesso, l'ambito federale. Al Congresso, però, c'è un documentino, tale "E.N.D.A." (Employment Non-Discrimination Act) la cui approvazione potrebbe proteggere, a tutti i livelli lavorativi e in ogni parte della nazione, gli omosessuali ed i transgender facendo dell' "orientamento sessuale" una categoria protetta e dei transessuali un'identità di genere.

Orrore tremendissimo per il Family Research Council, il quale, appoggiando anche altre dichiarazioni di Peter LaBarbera (attivista del gruppo "Religious Right"), pubblica le seguenti parole come monito et sententia:

"All American employers including Christian owned businesses and potentially Christian ministries would be affected.
"Gender identity disorder" is a recognized mental illness that should be treated-not affirmed and protected. And the right of employers to set "dress and grooming standards" for their employees should include the most basic standard of all-that people dress in a way appropriate for their biological sex.
Don't let Congress and President Obama force American employers to hire homosexuals, transsexuals, and cross-dressers."
I tempi stanno cambiando, questo pare indubbio: si tratta di attendere alcuni anni e decisioni di questo tipo, lo spero fortemente, non faranno più tanto scalpore in quanto la nomina di un ex-uomo (o di una ex-donna, o di un/a omosessuale) ad una carica pubblica o ad un posto di lavoro di responsabilità non sarà più percepita come una mina per il sistema dei valori. Una divisione non può mai essere un valore, in quanto crea tensione nell'ambito sociale all'interno del quale si manifesta. L'operato di Obama pare andare esattamente nella direzione dell'attenuazione delle tensioni fra le classi sociali USA. La riforma sanitaria appena iniziata potrebbe essere usata a mo' di esempio ulteriore.

E' chiaro che dovremo ancora sopportare i cristiani e tutte le altre sette religiose, all'interno delle decisioni laiche e strettamente funzionali che dovrebbero caratterizzare l'operato politico; discriminazioni vecchie di secoli, baste su scritture vecchie (e dubbie) e interpretazioni farisaiche delle stesse non si cancellano con il primo presidente di colore che arriva, o con un avanzato disegno di legge. Ma un passo in avanti, per quanto piccolo, è sempre un passo in avanti.

Un applauso ancora ad Obama, quindi, ed uno alla Simpson per il coraggio. Oltre all'augurio di un buon lavoro.





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