Cum profundissima et sincera gioia accogliamo la notizia secondo la quale un tribunale civile degli U.S.A. ha citato in giudizio niente poco di meno che il Vaticano, per una vicenda di sospetta pedofilia accaduta nel lontano 1965; la vittima aveva accusato il reverendo Andrew Ronan, deceduto nel 1992, di averlo molestato a Portland (Oregon) e l'accusa nei confronti del Vaticano è adesso anche relativa al non aver preso nessun tipo di provvedimento, a parte il trasferimento, nei confronti del sacerdote già protagonista di episodi simili in Irlanda e a Chicago. La conferma dell'accusa arriva dal Giudice Federale Michael Mosman, dello Stato dell'Oregon, che ha chiesto alla Santa Sede di produrre entro il 20 giugno documentazione relativa alle regole di nomina e trasferimento dei sacerdoti, oltre che chiarimenti per quanto riguarda la responsabilità dei prelati e sul comportamento adottato in caso di accuse per molestie sessuali.
Il trono di Pietro, al momento, si limita a fare opposizione a spron battuto, sostenendo di non essere responsabile per questo aspetto del comportamento dei suoi uomini in abito talare: testimonianza è l'intervento dell'anno scorso presso la Corte Suprema, a seguito della pronuncia di un giudice di Portland in cui si indicava il Vaticano come responsabile in quanto "datore di lavoro" nei confronti dei sacerdoti acusati di molestie sessuali; ma la massima autorità giuridica degli U.S.A. ha negato l'immunità diplomatica della Santa Sede, rimettendo ipso facto la pronuncia finale nelle mani del giudice locale e considerando plausibile l'ipotesi della respinsabilità del datore di lavoro.Jeffrey Lena, legale della Santa Sede, non ritiene il Vaticano imputabile in questo caso, e adduce una responsabilità riguardante solo la gerarchia spirituale. In sintesi, non ritiene opportuno considerare il Vaticano come un datore di lavoro e quindi come responsabile della condotta di un dipendente nell'esercizio delle sue funzioni. Di fatto, però, rimane il sospetto - forte - che il Vaticano per nulla tenesse sotto controllo il prete in questione, e che gli eventuali provvedimenti di trasferimento e ammonizione siano stati messi in atto sempre, comunque e SOLAMENTE DOPO il fatto compiuto. Anche quando il pretonzolo pare ricascarci.
Consegnare dei documenti da cui potrebbe anche solo trapelare questa eventualità non converrebbe a nessuno, di qualsiasi colore e grado sia la sua tunica, quindi la riluttanza della Santa Romana eccetera è più che comprensibile; ma ci piace considerare come qualcosa di positivo il fatto che finalmente qualcuno abbia avuto il coraggio e l'appoggio per chiedere ai prelati di dare finalmente qualche spiegazione.
http://www.wallstreetitalia.com/article/1128539/pedofilia-corte-usa-potra-esaminare-documenti-interni-vaticano.aspx
http://www.google.com/hostednews/ap/article/ALeqM5hA7sbM-DFT_BMaETrkFVRS4EiG-A?docId=ab713cd3276449e1928044903854f9f3
http://www.blitzquotidiano.it/agenzie/pedofilia-usa-chiedono-di-vedere-nelle-carte-interne-del-vaticano-850851/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+blitzquotidiano+%28Blitzquotidiano%29
http://www.uaar.it/news/2011/05/11/corte-oregon-chiede-carte-interne-del-vaticano-e-datore-di-lavoro-dei-preti-accusati-di-abusi/
Nessun commento:
Posta un commento