...ovvero: "Come ti trasformo la storia ed il mito e ti upgrado il santo a rango di apostolo, con varie altre fesserie di contorno".
Si tratta di un'altra impresa degna del modo di fare informazione dei media italiani: questa moda del copia e incolla e dello scrivi a casaccio è fantastica: possiamo scrivere qualsiasi corbelleria, basandoci sul livello di idiozia e di ignoranza della media degli italiani medi. La frase "Lo ha detto la tivù" è desueta, ormai, ma la sua valenza e realtà sono sotto gli occhi di tutti gli osservatori attenti.
Chi legge si potrebbe anche chiedere il motivo di tanta acredine, e ne avrebbe ben d'onde; ma io non ci posso fare nulla, quando qualcheduno di questi giornalistucoli scrive fesserie è giusto fermarsi e fare il punto.
Concretamente parlando, lo stomaco mi si è rivoltato giusto ier sera quando leggevo la pagina online del quotidiano nazionale Corriere della Sera, all'indirizzo
http://www.corriere.it/cronache/09_giugno_28/san_paolo_tomba_fe6000e8-6414-11de-baf4-00144f02aabc.shtml
In questo articolo della giornalista Elisa Pinna si titola che sono stati trovati i resti dell'apostolo Paolo; il primo errore sta qui, nel fatto che Paolo/Saulo di Tarso, quello che comunemente viene chiamato San Paolo non è mai stato apostolo: infatti, questo signore, oltre ad esser stato un noto avversatore del culto cristiano appena sorto dopo la morte di Gesù, non è mai stato in sua compagnia di quest'ultimo neanche dopo la sua conversione, mitica, sulla via di Damasco: i suoi atti e viaggi, infatti, dopo il cambio di regime spirituale, sono di diversi anni successivi alla morte di Gesù.
Risulta chiara, quindi la prima inesatezza della giornalista Elisa Pinna, la quale ha elevato lo status dell'uomo di Tarso. La penna del giornalista va dove la stessa mano di Dio - o di chi scrive per lui - non arriva...
Ultima precisazione ( e questa riguarda lo stile di un giornalismo che, spesso, non è proprio impeccabile ) su un'espressione che ricorre più volte all'interno del testo della giornalista, e che è tra l'altro priva dei necessari segni di interpunzione ( le virgolette ): "Apostolo delle genti".
Non si tratta di una espressione corretta: Paolo o Saulo di Tarso si è autoassegnato il titolo di "Apostolo dei Gentili" in un paio di lettere ( Romani e Galati, cioè Rm 11,13 e Gal 2,8 ), in cui l'espressione "Gentili" era un riferimento alle popolazioni non ebraiche a cui il buon Paolo andava a contare la buona novella. Non esiste un Apostolo delle genti, anche perchè sarebbe una contraddizione in termini: tutti gli apostoli erano "delle genti", altrimenti mi risulterebbe difficile immaginare una predicazione ad altri soggetti senzienti (cani? gatti? capesante?).
Quindi, e qui la finisco, nel confronto fra penna, storia e mito, la prima vince con un bel margine. Di fesserie. Game, set e match. Con buona pace nel neo-nominato apostolo e di tutti i lettori.
http://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_di_Tarso
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